I POLLI DEL DRAGO

il nome “I Polli del Drago” non è stato scelto a caso. Il mondo di oggi è popolato da animali che furono un tempo dei veri e propri dinosauri a tutti gli effetti gli uccelli.

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Molti scienziati ipotizzano che  esemplari di dinosauro potrebbero essere sopravvissuti fino all’epoca medioevale, e da qui sarebbero sorte le Leggende sui Draghi!  prima di sorridere sappiate che esistono prove inconfutabili che gli esseri umani camminarono a fianco dei dinosauri come testimoniano diverse impronte. (fonti a f.p.)

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Studiando tutte le fasi di crescita di un embrione sbirciando nel guscio di un uovo si può osservare che il pollo cambia tantissimo forma e caratteristiche, le ali nascono come zampe a tre dita come le zampe anteriori di un velociraptor; al posto del becco si trova una bocca con tanti piccoli dentini appuntiti e, in fondo alla schiena, inizia a formarsi una coda del tutto simile a quella dei dinosauri. Ad un certo punto però tutte queste caratteristiche cambiano, l’evoluzione che ha portato l’animale ad avere la sua forma attuale, entra in gioco, e i geni che formano il DNA e che coordinano la crescita dell’essere fanno si che le tre dita si fondano insieme per l’ala, che i denti spariscano nel becco e la coda smetta di crescere e si ritiri. ma cosa succederebbe se riuscissimo a capire come funzionano questi geni e li fermassimo? (in Jurassik Park estraevano il dna e clonavano;è provato che non può essere fatto perchè il DNA si deteriora molto velocemente.)

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Studi in corso da anni hanno già iniziato a dare i primi risultati: un gruppo di ricerca diretto da Matthew Harris all’università di Madison nel Wisconsin è riuscito a far nascere un pollo con un becco munito di tutti i denti riuscendo a scoprire come stimolare il gene dei denti, attivandolo. Un altro gruppo di ricerca guidato da uno dei paleontologi più famosi al mondo Jack Horner, sta lavorando con cura alla crescita della coda.

 

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La ricerca del funzionamento dei geni è quindi fondamentale non solo per far nascere un pollo del drago; se riuscissimo a capire i processi di formazione degli embrioni e della colonna vertebrale di un pollo, riusciremo a comprendere anche quello della nostra… a quel punto saremo in grado di curare tante malattie congenite che colpiscono gli esseri umani, la spina bifida (la chiusura incompleta di una o più vertebre, ecc.) e aprire la strada a nuove cure. Nel 2006, un sorprendente atavismo naturale in embrioni mutanti di pollo è stato osservato da Matthew Harris al Max Planck Institute (Tübingen, Germania): alcuni di questi mostravano infatti distintamente degli abbozzi di denti sotto al loro becco; denti conici ed appuntiti del tutto simili a quelli degli alligatori. Questi mutanti portavano un allele recessivo chiamato talpid2. Quando presente in duplice copia, sul cromosoma paterno e materno, questo allele è letale, e i mutanti di pollo non riescono a svilupparsi per più di 12 giorni dal concepimento. Alcuni però, continuano a crescere nell’uovo per quasi 18 giorni, ed è durante questo periodo che sviluppano i loro denti, una caratteristica che gli uccelli non hanno più da 70-80 milioni di anni e che hanno poi sostituito con un astuccio corneo, che ricopre le loro mascelle. Harris e i suoi hanno successivamente appurato che il colpevole è il gene sonic hedgehog (shh), la cui espressione è essenziale per lo sviluppo dei denti nei vertebrati e che nei normali embrioni di pollo non viene espresso nel modo corretto, cosa che invece avviene negli alligatori e nei mutanti talpid2. Gli scienziati hanno quindi utilizzato dei virus che attivassero in modo analogo – ma senza gli effetti letali della mutazione – gli effetti del gene in embrioni di pollo dallo sviluppo normale, riuscendo di nuovo ad ottenere embrioni dalle fauci dentate. Probabilmente, cambiamenti nell’espressione di shh a livello delle gengive embrionali, nel corso del tempo, sono stati alla base della perdita di denti negli uccelli.

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Jack Horner ha lavorato, in qualità di consulente scientifico, alla realizzazione di “Jurassic Park” di Steven Spielberg immaginando di ricreare dinosauri con frammenti di DNA provenienti dalla preistoria. Ora, vent’anni dopo, Horner e i suoi colleghi stanno sviluppando nei laboratori di biologia molecolare la tecnologia per creare un vero dinosauro. Basandosi sulle ultime scoperte nel campo della biologia evoluzionistica dello sviluppo Jack Horner suggerisce di percorrere il processo evolutivo all’inverso, partendo dal codice genetico di uno dei suoi più accreditati discendenti.

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Alcune prove : In Australia, sono state rinvenute orme umane pietrificate di grandi proporzioni a pochi metri da quelle di un brontosauro. Casi simili li possiamo riscontrare anche in Turkmenistan, Africa, Germania e in America. Altre prove inconfutabili, il Bassorilievo Mesopotamico raffigurato su un cilindro di terracotta datato 3300 BCE dove si possono vedere degli animali che sembrano essere  Apatosauri i cui lunghi colli si incrociano tra loro, ma la cosa ancor più sorprendente è che scene simili si trovano anche in Egitto sulla celebre “Tavolozza di Narmer” trovata a Hierankopolis che mostra due animali simili ai precedenti con lunghi colli incrociati, mentre su un altro artefatto appartenente al periodo predinastico trovato nel 2003 nel sito archeologico di Manshaat Ezzat, vicino a Sinbellawein, e pubblicato dalla National Geographic mostra forti similitudini con il manufatto di Narmer.  

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Si può ammirare oggi a Palestrina, vicino Roma, il celebre ed ellenistico “Mosaico del Nilo”che raffigura una bellissima scena di uomini che cacciano grossi animali simili a dinosauri sulle sponde del fiume Nilo in Egitto. Molte altre ancora sono le pitture antiche dove si possono ammirare questi meravigliosi animali, ma l’archeologia ci ha regalato anche tante sculture di “mostri” simili a draghi o sauri nella storia umana. La scultura del drago di Klagenfurt, realizzata nel 1590 dal scultore Ulrich Vogelsang, pone un´interessante quesito. la scultura é basata sul ritrovamento nel 1335 di un cranio  di una creatura fantastica.

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Un’altra scultura antichissima trovata in Calabria a Girifalco sembra a tutti gli effetti uno Stegosauro. Un manufatto che mostra un animale simile fu ritrovato nel 1930 in Perù in una tomba Nazca del 700 CE, dove si può ammirare una specie di sauro con cresta lungo il corpo incollato ad una tazza dipinta di rosso. Anche nel 1945 ad Acambaro in Messico furono trovate sculture di rettili con cresta appartenenti alla cultura Chupicuaro che va dall’800 BCE al 200 CE: nel 1954 il Governo Messicano mandò un team di ricercatori sul posto per investigare sull’autenticità della collezione delle statuette. Negli Stati uniti nel Wupatki National Park un curioso glifo mostra uno strano rettile che sputa fuoco simile ai draghi del Medioevo conosciuto come “Puff the Magic Dragon”; non si conosce con certezza l’età del disegno, ma secondo gli archeologi potrebbe avere alcune migliaia di anni.

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Alcune testimonianze della conoscenza dei dinosauri da parte degli antichi le possiamo trovare ad esempio tra i bassorilievi babilonesi come gli strani animali che ricordano tanto i grandi rettili del passato raffigurati sulla Porta di Ishtar del 600 BCE. In Francia nelle grotte di Bernifal sono stati ritrovati dallo scienziato Jack Cuozzo alcuni artefatti neanderthaliani, mentre sulle pareti della caverna sono raffigurati un dinosauro che si scontra con un Mammouth. Le sconcertanti foto del dipinto rupestre stavano per essere pubblicate ma alla fine tutto è stato messo a tacere e la caverna chiusa al pubblico.

La biologia, la genetica, la medicina e la chimica un giorno ci daranno tutte le risposte.

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Il Drago appare in tutte le culture dell’antichità. Com’è possibile che popoli che non sono mai venuti in contatto tra loro abbiano conosciuto il drago?

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(ho voluto ampliare questa pagina inserendo anche un veloce trafiletto sulle produzioni dei vaccini mondiali per chi non conosce tutte le possibilità che le uova ci forniscono)

I VACCINI  DALLE UOVA

Chi lavora per creare vaccini lavora in una stanzetta al buio dove  vengono portati i vassoi con le uova feconde da controllare.  La temperatura a 11 giorni di incubazione viene diminuita dai 37,7 gradi per evitare che gli embrioni riprendano a svilupparsi.

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Passano all’interno di un macchinario che fora i gusci e inietta il virus dell’influenza nella cavità allantoidea, in cui è contenuto il liquido allantoideo, che tra le altre cose fornisce parte del nutrimento all’embrione. Le uova infettate tornano al caldo, in una stanza a 37 gradi dove restano per tre giorni: la temperatura fa riprendere lo sviluppo dell’embrione e crea l’ambiente ideale per i virus dell’influenza, che iniziano a moltiplicarsi freneticamente nell’uovo.

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Gli embrioni hanno ripreso a crescere e il virus ha sfruttato le loro risorse per continuare a replicarsi. Un macchinario rompe i gusci e preleva il contenuto nella cavità allantoidea, circa 10 millilitri di liquido. L’operazione viene svolta migliaia di volte e porta a raccogliere decine di litri di prodotto che costituiranno la base per un lotto di produzione. Da questo momento in poi le procedure già severe per monitorare la creazione del vaccino diventano rigidissime: il trasporto del prodotto, l’aggiunta dei composti chimici per inattivarlo e ripulirlo, la separazione degli scarti, tutto deve avvenire seguendo un flusso di lavoro rodato e che non preveda eccezioni.

Un po’ per caso, un po’ perché un tempo molte persone passavano una vita a contatto con loro, la storia dei vaccini è strettamente legata agli animali da fattoria. Prendete il primo vaccino efficace mai sviluppato, per esempio: fu realizzato nel 1798 da Edward Jenner, un abile medico britannico che aveva notato che le donne mungitrici guarite dal vaiolo bovino non sviluppavano l’altra forma di vaiolo, molto più grave e mortale. Jenner capì che, proprio in virtù del contagio con una versione della malattia meno aggressiva (all’epoca non si sapeva nulla dei virus), le mungitrici erano diventate immuni. Sperimentò la sua teoria su James Phipps, un bambino di 8 anni figlio del suo giardiniere: infettò il malcapitato con del pus ottenuto dalle lesioni di una mungitrice che aveva contratto il vaiolo bovino. Phipps, come previsto, si ammalò e nel giro di pochi giorni guarì perché la malattia era poco aggressiva. Due mesi dopo, Jenner infettò nuovamente il ragazzino, questa volta con materiale proveniente da una persona malata del ben più pericoloso vaiolo: Phipps non si ammalò, confermando la teoria di Jenner sull’immunizzazione. La sua scoperta, due secoli dopo, avrebbe portato alla completa eradicazione del vaiolo, un risultato storico.

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